i viaggi di mamma e papà

Giappone – 3° tappa: Zamami island

Tornati a Tokyo, dopo le fatiche del Fuji, non c’è cosa migliore di un po’ di relax al mare!

Detto fatto: corriamo verso l’aeroporto, direzione Zamami – Kerama Islands.

Non avendo trovato posto sul traghetto (prenotate per tempo), dobbiamo passare una notte a Naha – Okinawa ed imbarcarci per Zamami il giorno successivo dal Tomari Port. Ci sono due traghetti a disposizione, veloce e lento, che ci impiegano rispettivamente 50 minuti e 2 ore.

La partenza non è delle migliori visto che arriviamo sull’isola con la pioggia   Il periodo è quello dei tifoni e purtroppo può capitare. In ogni caso, non ci scoraggiamo, arriviamo nel nostro hotel (Okinawa Resort), che del resort non aveva nulla, se non il nome, ma che a noi è piaciuto tantissimo. I proprietari sono stati super gentili, il posto era pulito, comodo, a pochi passi dal porto.

L’isola è piccola, tropicale, con due spiagge balneabili, un paio di supermercati, qualche ristorante dove mangiare e basta. Un piccolo paradiso dove rilassarsi in pieno contatto con la natura…e dopo il Fuji è stata una scelta perfetta!

Come detto sopra, sull’isola ci sono solo due spiagge:  Furuzamami beach con ristorante, lettini e ombrelloni (2000 yen 1 ombrellone e 2 lettini)…

… e Ama Beach più selvaggia, bellissima, senza alcuna attrezzatura.

Dal porto sono raggiungibili entrambe a piedi, con una passeggia di circa 15/20 minuti (per raggiungere Furuzamami l’andata è in salita, ma fattibile). Camminando noterete il bellissimo paesaggio. In ogni caso, dal porto parte un bus che con 300 yen vi porta in tutte e due le spiagge. Altrimenti ci sono anche i taxi collettivi.

Armatevi di maschera e boccaglio e tuffatevi in acqua: a Furuzamami avrete l’imbarazzo della scelta in merito a pesci, e se poi vi fate una passeggiata, lontano dallo stabilimento, il paesaggio vi regalerà bellissimi scorci.

Ad Ama beach, con un po’ di pazienza troverete le tartarughe marine che nuoteranno sotto di voi…grandi  grandi! (la mattina, con l’alta marea, è il momento migliore).

Anche qui, il paesaggio è affascinante.

I nostri tre giorni qui scorrono quindi in pace e relax …ogni tanto nel tardo pomeriggio ha fatto capolino la pioggia…ma è andata bene lo stesso.

L’isola non è cara e si mangia molto bene. La cucina di Okinawa è famosa per essere molto varia e buona. Tra le chicche c’è il goya (una specie di cetriolo bitorzoluto, molto amaro) che pare essere elisir di vita; Okinawa, infatti, è famosa per la longevità della sua gente.

Con la pioggia siamo arrivati e con la pioggia ripartiamo, questa volta diretti a Kyoto.

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